La casa delle streghe

Così la chiamavo da piccolo, quando durante i tragitti medio-lunghi in macchina per raggiungere la città ci passavo davanti. Ed in effetti, la sua figura (che si vede bene anche da lontano) ricorda un po’ quella delle case infestate dei film. Anche il fatto che si trovasse già in stato di abbandono ha contribuito, in qualche modo, ad imprimerla nella mia mente come “quella casa infestata che nessuno vuole”. Poi si sa; nei piccoli paesi di montagna, il passaggio tra la diceria e la verità è decisamente breve.

Ed io, che ero un bambino decisamente sensibile a certi argomenti, ne ero profondamente attratto. Tanto che, dicevo, prima o poi l’avrei comprata e ci sarei andato a vivere. Certo, rimasi un po’ male quando una qualche azienda la prese in gestione per ricavarci degli appartamenti. Ma i lavori, come spesso accade, si fermarono subito.

Oggi sono un po’ più grande, ed il fascino che hanno per me certi luoghi è un po’ diverso. Non ci sono spiriti, presenze o maledizioni lì ad attendermi, ma soltanto stanze vuote e cariche di storia ed insidie strutturali. Così, io che adesso abito da un’altra parte, ho deciso di tornare alla mia adorata Casa delle streghe e di provare ad entrarci.

Esterno.

Da fuori è ancora bella e maestosa come la ricordavo, con quella sua inconfondibile torretta che la rende decisamente lo stereotipo di casa stregata che chiunque abbia visto qualche film horror degli anni ’80-’90 dovrebbe avere nel proprio immaginario.

Purtroppo all’interno è decisamente inagibile: le stanze sono vuote, le finestre murate, le scale pericolanti ed anche molti piani hanno ceduto al peso degli anni. Non c’è niente da vedere là dentro, neppure ai piani superiori ai quali sono arrivato sfidando ogni razionalità e saltando qualche scalino mancante. Un vero peccato aver sfatato così un mito della mia infanzia, ma non solo: un vero peccato aver lasciato andare così un simile gioiello che a me pare, a questo punto, davvero impossibile da recuperare.

Sono contento, se non altro, di essere riuscito a visitarlo appena in tempo. E’ assai probabile che nel giro di pochi anni non sarà più possibile.

Scale.

Il borgo fantasma di Bugnano.

Premessa:
Non farò mistero della posizione geografica di questo sito, 
in quanto esso si trova in stato di rudere e la sua collocazione sfavorevole 
contribuisce a preservarne (per quanto possibile) l'integrità.

In altri casi mi riserverò il diritto di non fare riferimento alcuno
alla geolocalizzazione dell'area esplorata.

 

Non è difficile immaginare, percorrendo in auto la strada che porta al borgo fantasma di Bugnano, quali siano state le cause del suo abbandono. Passando per vie sempre più strette e tortuose, si arriva in località Pieve di Monti di Villa (che parrebbe abbandonata anch’essa), dopodichè il navigatore ti abbandona e devi procedere a naso. O chiedere informazioni, se riesci a trovare qualcuno.

Dopo un po’ di tempo speso a cercare tra sentieri e stradine, ecco che compare la via d’accesso, o meglio, una delle vie d’accesso al borgo ben celata dietro ad un tornante. Purtroppo, rispetto a ciò che avevo letto sui vari articoli in giro per l’internet l’accesso al paese non è più libero, ma è tutto “ben” recintato, con tanto di cartello che avvisa gli avventori del fatto che il complesso di edifici è proprietà di una società inglese e che il tutto è stato dichiarato inagibile e pericolante. Eh sì.

Peraltro, sono riuscito a trovare un articolo del 1999 in cui, la suddetta società aveva richiesto i permessi per poter trasformare il borgo in un complesso residenziale/alberghiero. L’articolo lo trovate qui.

Ma tornando all’esplorazione.

Una volta scavalcata la rec.. ehm ehm.. una volta entrati, ci si trova di fronte ad uno spettacolo che, onestamente, io non avevo mai visto.

Le vie del paese.

La cosa che immediatamente colpisce chi arriva per la prima volta a Bugnano, è il fatto che natura ed edifici si sono praticamente fusi insieme, diventando una sorta di vendetta del bosco sull’uomo.

La seconda cosa che si nota, invece, è la conformazione labirintica del luogo, oltre al fatto che il paese è sorprendentemente grande. Ci vuole un po’ per visitarlo tutto; per percorrere ogni strada e per entrare anche  in qualche edificio è meglio che ve la prendiate comoda.

Le strutture.

Non è una menzogna ciò che si legge all’ingresso: la maggior parte degli edifici è fortemente compromessa, quasi tutti quelli che possono essere visitati lo sono solo in modo parziale, mentre molti non lo sono affatto.

Una vecchia abitazione.

Quel che rimane degli interni, però, spesso sorprende per i colori delle pareti o per gli affreschi di cui vi parlerò in seguito.

Raggiungendo la parte alta del paese, dopo decine di edifici anonimi e avvolti dalla vegetazione, spunta una struttura ben più imponente e apparentemente ben conservata, che penso di aver identificato come la villa padronale di Bugnano. Dal pianoterra non si entra, costeggiando l’edificio (seminterrato) si riescono a raggiungere i piani superiori passando da fuori – e a guardarci dentro. Al penultimo piano un cappio pendeva dal soffitto, del quale ho uno screenshot proveniente da uno dei video girati a Bugnano.

Screenshot Video

Vabbè.

L’ultimo piano della (credo) Villa padronale, è sicuramente l’interno più interessante di tutto il borgo, e forse anche il meglio conservato. Al suo interno le pareti sono dipinte d’azzurro e presentano affreschi abbastanza particolari.

Uno strano edificio.
Affreschi.

Considerazioni

Vale la pena di percorrere le strade di Bugnano per respirare un’atmosfera veramente unica, sospesa e fuori dal tempo.

Mi ritengo molto fortunato di essere riuscito a visitare questo posto che, come molti altri, è probabilmente condannato alla scomparsa. Se siete amanti dell’esplorazione urbana o semplicemente siete in cerca di una meta fuorimano in cui perdervi un po’, Bugnano fa sicuramente al caso vostro.

Ovvio, con la dovuta cautela.

 

Luna Rossa (eclissi totale 27 luglio 2018)

Nonostante la luna del 27 luglio sia stata, con ogni probabilità, consumata da innumerevoli sguardi e fotografie, andarsela a cercare quella sera non mi ha fatto sentire affatto banale, stavolta – anzi.

Complice forse la posizione a dir poco perfetta che abbiamo trovato girovagando a caso per le colline, usciti di casa senza un’idea su dove andare e senza aver fatto alcuno studio geografico-astronomico per capire da quale parte la luna sarebbe spuntata fuori – prima o poi imparerò anche la differenza tra Nord e Sud.

Comunque,

complice quindi tutta la roba di cui sopra, ci fermiamo in uno spiazzo a bordo strada da cui vediamo che la luna ha già fatto capolino e si sta vestendo di rosso.

Redmoon
Eclissi di luna 27/07/2018

 

Quindi, una volta fermi, dopo aver sfrattato un signore irrequieto che faceva avanti e indietro per quella strada, estraggo l’attrezzatura, posiziono la macchina sul treppiede e, pienamente consapevole di essere un cane nell’arte della fotografia astronomica e nei paesaggi urbani o naturali che siano, comincio a scattare qualche foto.

I risultati sono stati tutti perlopiù banali (vedi foto qui di fianco), visto che, fatto salvo per la spettacolarità del soggetto e la rarità del fenomeno astronomico, fior fior di telescopi e macchine fotografiche da decine di migliaia di euro erano puntati sulla stessa palla arancione che puntavo io, quindi l’internet brulica di immagini decisamente più belle e definite.

Però.

Però, cercando di contestualizzare il soggetto, penso di aver scattato una foto quantomeno significativa quella sera.

No, non c’entra niente il fatto che sia quasi l’unica foto non troppo mossa o troppo rumorosa, né c’entra il fatto che in questo genere sono (ripeto) un cane e che quindi, se la foto non fa troppo schifo dovrei accontentarmi. Si tratta proprio di un fatto puramente personale.

 

Red Moon over Pistoia
Eclissi lunare 27 luglio 2018 – Pistoia, Italia

Quella città sotto la luna è Pistoia, il primo conglomerato di case serio che ho conosciuto -dopo aver abbandonato le mie montagne- e che ho frequentato, vissuto, imparato a memoria, fino alla nausea. Per questo motivo è raro che io riesca ad emozionarmi per questo posto, specie per una vista del genere che, venendo io dai monti lassù, praticamente è pane quotidiano.

Tuttavia questa volta è stato differente: sarà che Pistoia sotto la luna rossa non l’avevo mai vista -e forse non la rivedrò?-, sarà che tutto sommato questo posto mi ha fatto da casa; sarà che a questo giro me la sono proprio andata a cercare, ma devo ammettere che un certo effetto me lo ha fatto.

Ringrazio colei che mi ha accompagnato e che mi accompagna sempre in queste improvvisate uscite a vedere le cose – e che si rompe volentieri le palle per me.

Vi lascio con questo occhietto rosso che ha vegliato sopra la mia Pistoia.

Maikol